Rivolti verso il sole per catturarne i raggi, spiccano ancora oggi lungo la riva del lago i bianchi pilastri ed i muri delle 🍋 “Limonaie”, i giardini dei limoni, uniche nel loro genere. Sul lago se ne trova traccia solo tra Gargnano e Limone, testimonianza di un glorioso passato.
L’Amministrazione Comunale, con l’intento di valorizzare questo patrimonio, acquistò nel 1995 la 🍋 “Limonaia del Castèl”, ristrutturandola e rimettendola in uso, con la piantumazione di oltre un centinaio di agrumi, il ripristino dei terrazzamenti e dell’impianto irriguo, la sistemazione dei depositi degli attrezzi, divenuti anche percorso didattico.
Per facilitare l’accesso alla limonaia sono state posizionate sulle vie del centro delle piastrelle segnaletiche in ceramica.
A nord ovest del centro storico, addossata alle rocce della Mughéra, la limonaia del Castèl è oggi solo una parte della grande struttura produttiva che, un tempo, dalla valle della Mura, da via delle Pozze e da via Castello giungeva alla valletta della Màndola. Il giardino, che ha una superficie di mq 1.633, è diviso perpendicolarmente in due parti dal cùen dela Marches'àna, su cui è costruito il casèl principale, a più piani: nella parte meridionale, si estende per un tratto su un'unica còla, per un altro su tre; nella parte a settentrione è su quattro còle, che confinano verso nord con il valèt del Castèl, su cui è costruito un altro piccolo cas'èl.
La sua costruzione risale al primo Settecento. È evidente, tuttavia, che la limonaia ha subìto nel tempo vari rimaneggiamenti. La data "15 aprile 1786", ancora visibile in un pozzetto di raccolta dell'acqua, potrebbe riferirsi alla costruzione o all'adeguamento delle canalette nelle còle. Altri interventi si realizzarono per alzare e spostare dei pilastri, per elevare le muraglie e per aumentare la superficie di calpestìo ed il numero dei piani del cas'èl. Passata dalla famiglia Amadei, ai Bertoni, ai Patuzzi e, nell'Ottocento, ai Girardi e ai Polidoro, con atto del 19 giugno 1926 la limonaia fu acquistata da Giuseppe Segala (1889-1975), ritornato a Limone dall'America, dopo anni di duro lavoro come minatore; nel gennaio 1995 è stata acquisita dall'Amministrazione comunale. Quattro sono stati gli interventi edilizi attuati: il primo nel 1997 per la costruzione di un muro, la sostituzione di sparadòs e cantér e la pulizia delle còle; il secondo nel 1999 per il rifacimento del tetto di un cas'èl; il terzo nel 2002-03, grazie ad uno specifico contributo della Regione Lombardia nell'ambito del "Piano di sviluppo rurale 2000-2006", per il recupero conservativo di due casèi e di due còle. Nell'inverno 2006-2007, con fondi dell'Amministrazione Comunale, sono state ultimate le opere del casello/stalla d'ingresso e del terrazzamento inferiore. Il cas'èl centrale funge da collegamento tra i terrazzi ed è attrezzato come centro museale-didattico. In tutte le còle ci sono delle canalette per l'irrigazione delle piante; l'acqua proveniva dal torrente San Giovanni attraverso la condotta della Calmèta, risalente al primo Settecento. Nella limonaia, inaugurata il 22 luglio 2004, sono in produzione un centinaio di agrumi (cedri, limoni, aranci dolci ed amari, chinotti, pompelmi, mandarini e kumquat).
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Entrata € 2,00
Ingresso bambini fino a 10 anni gratuito
Ingresso gratuito nel periodo invernale
Contributo destinato alle spese di mantenimento e valorizzazione della Limonaia. -
Dal 10/01/2026 al 15/03/2026
Sabato e Domenica
dalle ore 10:00 alle ore 17:00
Dal 21/03/2026 al 23/05/2026 dalle ore 10:00 alle ore 18:00
Dal 24/05/2026 al 27/09/2026 dalle ore 10:00 alle ore 22:00
Dal 28/09/2026 al 01/11/2026 dalle ore 10:00 alle ore 18:00
Per altre informazioni, o per prenotazioni di visite guidate è sufficiente contattare in orario d’ufficio il Municipio, al numero 0365 954008.
Si attribuisce la prima introduzione dei limoni, nel sec. XIII, dalla Riviera genovese sul Garda, ai frati del convento di San Francesco di Gargnano; la coltivazione si estese poi anche a Maderno e Toscolano. Numerosi viaggiatori ne scrissero a partire dal sec. XV. Un curioso riferimento a Limone è nella Storia della Riviera di Salò (1599), del Grattarolo: «prima che ci fosse alcuna fabrica, ci era una pianta de limone: onde i barcaruoli che ci si ritiravano alle volte per dar loco alla furia del vento, ei dicevano al limone».
Per proteggere piante e frutti dagli occasionali freddi invernali, a partire dal sec. XVII si costruirono le prime limonaie, con muraglie, pilastri, scale, portali, travi su cui, da novembre a marzo, si fissavano assi e vetrate. Fu durante la prima metà del Settecento che a Limone si ebbero gli interventi più consistenti, soprattutto grazie agli investimenti della famiglia Bettoni nei giardini della Garbéra, di Reamòl e della Nua. Da allora, Limone fu “il paese dei limoni”. Tutto l’arco del golfo restò segnato dalle nuove imponenti strutture, immortalate nelle stampe, decantate nelle pagine di scrittori e poeti.
Anche J. W. Goethe restò colpito dal paesaggio limonese il 13 settembre 1786, mentre in barca da Torbole andava a Malcesine: «La mattina era stupenda benché nuvolosa, ma all’alba tranquilla. Passammo davanti a Limone i cui giardini disposti a terrazze e piantati di limoni, hanno un ricco e bell’aspetto. Il giardino è costituito da file di bianchi pilastri quadrati, che stanno ad una certa distanza l’uno dall’altro e si spingono su per la montagna ad uso di gradinata. Sopra tali pilastri sono poste delle forti travi per coprire le piante durante l’inverno. L’osservazione e la contemplazione di tali piacevoli oggetti fu favorita dalla lenta navigazione…».
Limone fu la zona di produzione d’agrumi per scopo commerciale più settentrionale al mondo; i limoni venivano esportati a centinaia di migliaia soprattutto in Germania, in Polonia, in Russia, garantendo lavoro e profitti non indifferenti.
Nella seconda metà dell’Ottocento si manifestarono segnali di crisi, prima per la malattia della gommosi (1855), poi per la concorrenza dei limoni delle regioni meridionali a seguito dell’unificazione italiana (1861) e dello sviluppo dei trasporti, infine per la scoperta dell’acido citrico sintetico. Tutti questi fattori resero la coltivazione sempre meno remunerativa; la Grande Guerra, con la requisizione dei materiali di copertura dei giardini, e il freddo eccezionale dell’inverno 1928-29 le diedero il colpo definitivo.
Per Carlo Simoni, coordinatore del progetto, «le limonaie, oltre che monumento del saper fare e della sapienza ambientale gardesana, rappresentano infatti i nodi di una rete di percorsi che nel loro insieme costituiscono forse l’itinerario tematico più significativo fra quelli che si possono individuare e valorizzare nel territorio.
Nel quadro del patrimonio esistente, formato oltre che dai complessi di Maderno e di Gargnano anche da altre innumerevoli e per il visitatore inaspettate presenze (si pensi ai nuclei di limonaie osservabili a Sisengla, sul Monte di Gargnano, o sotto Piovere), si devono richiamare anche le esperienze – decisive sotto il profilo museale, in quanto vive e operanti – delle limonaie tuttora mantenute in attività nella stessa Gargnano e, in questo stesso centro, le potenzialità connesse ad un uso parziale ma innovativo del complesso della Società Lago di Garda.
È da questo sfondo, differenziato al suo interno e tuttavia coeso nei suoi caratteri storici e culturali, che emergono due casi fin d’ora identificabili come i poli portanti di quello che possiamo riconoscere come il “sottosistema” delle limonaie all’interno della rete museale alto gardesana. La limonaia del Castèl, a Limone, con la sua marcata funzione paesaggistica proprio al centro del borgo, e la limonaia del Pra de la fam in territorio di Tignale, da anni meta di visitatori e sede di una perdurante attività colturale, si propongono come terreno di una progettazione museale aggiornata nei metodi e nelle finalità e al tempo stesso in grado di differenziare l’offerta. Appare infatti essenziale che i centri attrattori del sistema si presentino come coordinati e complementari e, richiamandosi vicendevolmente, risultino – per il turista come per la scolaresca – le tappe, imprescindibili, di un’unica visita».


